25 maggio 2008

Dimanche.


In questa domenica di sole sono tante le cose che vorrei dire, eppure la sintassi mentale si sgretola e le emozioni galoppano troppo veloci perchè io possa afferrarle in tempo.
Stanca di inseguire arcobaleni e di proteggermi dai fulmini, silenziosa me ne sto nella mia vita, lasciando che sguardi-cose-parole mi attraversino la pelle. Alle volte, alcuni di quegli sguardi-cose-persone mi lasciano come un neo addosso, molti sono impercettibili, nascosti in un dove che solo io conosco, che solo io posso scovare. Altre volte, invece, niente. Nessun passaggio sulla pelle, solo qualche scottatura, come quelle che si prendono i primi giorni di sole, al mare. Ti bruci, ma poi, in fondo, tutto passa. Non cerco "pacche consolatorie sulle mie spalle. Ho solo voglia di trovare la forza di raggiungere un obiettivo. Cerco quella voglia di futuro e il coraggio di lasciar andare il passato in una memoria tutta mia, tutta profonda e profumata, ma m e m o r i a. Non si può vivere nel ricordo di ciò che è stato bello sperando che il futuro vesta gli stessi abiti. Vorrei aprire le braccia in questa domenica di sole, gettar la testa indietro, lasciare che questo venticello romano sfiori i miei capelli e pensare al futuro, tutto vuoto, tutto bianco, tutto da dipingere. Sì, da dipingere a pennellate di pensieri nuovi.

Voglio pensieri nuovi, ecco cosa voglio.

*On air sempre Yann Tiersen, come un vecchio giradischi che "s'incanta", come un carillon di vecchi e nitidi ricordi. perchè, in fondo, da questa musica mi lascio cullare.

20 maggio 2008

La ragazza della finestra di fronte.


Piove. Il ragazzo va alla finestra, la apre per guardare la pioggia che cade. Annusa l’odore d’aria bagnata. Il cielo è grigio e grigie sono le pareti del cortile.
Il suo sguardo che scorre il perimetro del muro si ferma sull’immagine della ragazza dietro i vetri della finestra di fronte.
La sua blusa rossa è l’unico punto di colore. I suoi pensieri come aereoplanini di carta, sembrano prendere il volo ma presto atterrati da una profonda tristezza mista a malinconia. Il ragazzo lo percepisce e si domanda il segreto di quegli occhi.
Lui rimane immobile e concentrato a interpretare quell’immagine come un visitatore di una mostra davanti ad un dipinto. Lei - dietro la finestra - l’immagine dipinta, la finestra di fronte - la sua cornice.
La ragazza continua a fissare la pioggia con lo sguardo innocente di una bambina.
All’improvviso, lei scompare dietro la tenda che, chiudendosi, porta con sé la sua malinconia.
La finestra di fronte rimane vuota come lo sguardo del ragazzo.
La pioggia batte forte e lui si domanda se lei farà ritorno.


*da uno scritto di Iorgakis, per me.

On air: Yann Tiersen.

Foto: "Waiting for" di Petitescargot.

17 maggio 2008

Kalispera.


Le spalle le rivolgiamo alle antiche rovine di Roma, a quel che rimane dei resti di un antico tempio a Largo di Torre Argentina. Eccole lì quelle colonne che il tempo, benevolo, continua a tenere in piedi.
La bocca rimane chiusa ma i tuoi occhi da dietro quegli occhiali dalla montatura spessa, nera, leggono profondamente tutta la mia paura d'esistere, tutti i miei dubbi sul domani che verrà.
Domani è arrivato e non ci sono più colonne alle nostre spalle a reggersi in piedi e a custodire parole mai dette. C'è una vecchia panchina e noi ci sediamo sul bordo dello schienale. La luna è pallida ed il venerdì è pieno di luci e di macchine che si danno appuntamento in piazza.
Alle spalle c'è l'Oviesse. In vetrina quei manichini tristi, tutti uguali con delle orribili parrucche. La mia bocca rimane chiusa, di nuovo. Questa volta lo so che i tuoi occhi sanno leggere i miei. Sposto il viso e lo porto lontano dove tu non puoi vedermi.
All'improvviso, due dita sotto il mento ed uno scatto repentino mi portano alla realtà. Ed eccoci qua, di nuovo, a parlare di me. Ed io sono l'universo intorno a cui girano i miei mondi paralleli, così diversi ma in fondo così simili, le loro traiettorie si sfiorano in quello spazio infinito che c'è tra il tuo accento greco ed il mio silenzio che parla e parla.

"Due cose sono gratis: i sorrisi e la pazzia", mi dici, con lo sguardo che taglia l'aria, da dietro gli occhiali. Ed io non posso non sorridere.

La ragazza della finestra di fronte sa che tu sei abbastanza pazzo, sì. Altrimenti non ti avrebbe scelto come amico.

Efharisto, Iorgakis.


On air: "Passione" - Neffa.

Foto: "Saint Peter" di Claudio Martella.

10 maggio 2008

le Manège.


Il silenzio s'è fatto spesso, coltre di polvere su parole non dette. Tutto è afono, anche i sentimenti. Niente ha più senso, le labbra rimangono incollate, sigillate. Mi chiudo come una lumaca nel proprio guscio, sulla pelle nessun raggio di luce. Non ho voglia di uscire, di vederti, di vedervi. Non ho voglia di spiegare i miei perchè ad orecchie sorde e sensibilità monche. Parole senza accenti ed occhi vuoti, anime fatte d'aria, delusioni palpabili. Questo siete. Mi gira la testa, la nausea sale dallo stomaco alla lingua. Voglio scendere da questa giostra che gira contro senso, e scenderò.
Non ho più voglia di raccontare, non c'è nessuna storia da cucire, da tessere e condividere, nessun ricordo di te mi entra negli occhi. Ora ci sono solo io, qui, con questa voglia di tirare il freno e dire che mi basto solo io, in questo mondo. Stasera c'è un sano egoismo a tenermi compagnia ed una lacrima congelata tra le pieghe del cuore.

25 aprile 2008

[Nuvole nel Cuore]

Il cassetto immaginario è colmo di sogni e speranze, ma, in fondo, qual è il desiderio più grande?
Essere felice, forse?.
No, caro amico... la felicità è una lucciola che ci abbaglia nel cuore della notte, ci dilata le pupille e poi.. cosa ne rimarrà quando l'alba s'aprirà all'orizzonte?
Solo il ricordo di quello sbattere d'ali luminose.
Sono giorni di nuvole che si rincorrono nel cuore. Una corsa ad ostacoli tra fulmini e saette d'indecisione, montagne innevate in agosto, tutte da scalare, e le mie dita scivolano su questa tastiera, figlie dei pensieri miei. Ascoltando "Lezioni di piano", un nodo alla gola mi prende come mano grande e ferma, "cristalli di sale si moltiplicano sul viso", prima di precipitare dal pendio dei profumi. Ed io, muta, mi sento fortunata.

Dopotutto, la sensibilità è sì un dono ed una maledizione assieme, ma lei m'ha baciato la fronte ed io l'ho accolta, nella mia vita, come un mendicante viene accolto nel tempio di dio.

Sono profuga, io. Sono vento e sale, lacrime e lune rovesciate sotto il naso.


Quasi trent'anni fa un amico, dagli occhi limpidi e liquidi, scrisse questa poesia, che io ora dedico a me stessa e a voi tutti.

Uscito sulla sera

ad incontrare il senso del mio giorno

di vita

ho trovato solo contraddizioni

e un grande amore.

Ogni volta una dura prova

per la mia modestia.

Forse un giorno riuscirò a stringere

la mano

di quella viaggiatrice fugace

e solitaria

che sfiora tutte le sere casa mia:

serenità.

(Enzo Rasi)

22 aprile 2008

Strange Girl.


Finalmente un giorno di primavera in via dei Fori Imperiali e negli occhi di Sara.
La città eterna risplende e riscalda, i turisti che in calzoncini corti e magliette leggere si dissetano alle fontane romane e Roma li guarda…con benevolenza?.
Strani cappelli e occhiali proteggono i loro occhi da questo sole così mediterraneo, così accecante come lo è la bellezza della città senza tempo.La ragazza si siede, dando le spalle all'arco di Costantino.
Un sms vola tra le sue mani: "I'm coming at foot. I'm in late, sorry".
La frase s’è appena spenta nelle dita e arriva lui.
Trafelato, con passo veloce, con una camicia a righe bianche e viola, jeans ed un maglione beige tra le mani; i capelli scompigliati e le guance rosse e la fronte un pò sudata nascondono gli occhiali da vista con la montatura delicata. Le sorride e si siede affianco a lei. Si toglie gli occhiali ed inizia a giocarci con le dita. Poi parla di un vecchio film inglese che lei non ha visto, lui parla ma lei lo guarda con placida assenza mentre la sua mente si perde su rotaie immaginarie. Ok, let's go. Le strade del Celio hanno una luce così particolare oggi, poche persone incrociano il loro cammino. Un'edera verde nasconde finestre segrete su facciate giallo ocra.
"Come si dice edera in inglese?".
"Si dice Ivy" - risponde il ragazzo.
"Quindi, vuoi dirmi che le ragazze che si chiamano Ivy, si chiamano edera?".
John - scoppia a ridere - "Yes. Ma non è un nome frequente". Trema un po’ mentre lo dice.
Il prato di Villa Celimontana è pieno di bambini che giocano a palla coi papà, di ragazzi che - sdraiati - si fanno le fusa. Sara e John camminano a lungo per trovare un posto dove sedersi.
"Fammi una domanda". La voce femminile rompe la sospensione e sorprende il ragazzo.
"Dimmi cosa hai fatto negli ultimi sei anni" - propone in fretta lui, ma nella testa di Sara le immagini scorrono veloci come se non aspettassero altro: è quasi imbarazzante, ne gusta il profumo, riesce a sentirne la consistenza tra le mani.
John la fissa con sfrontato piacere e allora lei dice qualcosa, qualcosa di banale, lo dice anche se non le appartiene – “E tu cosa hai fatto negli ultimi 6 anni?”. E' come bloccata da una sorta di imbarazzo, ma non ne conosce chiaramente il motivo.

Trovano, finalmente, un posto dove sedersi. L'obelisco è imponente dietro l'impalcatura.Lui inizia a raccontare dei suoi viaggi. Lei strappa una margherita dal prato ed inizia a farla piroettare tra il pollice e l'indice. Si sdraiano l'uno accanto all'altra. Il cielo è terso, il sole è tiepido, le loro pelli sono bianche come il latte. L'erba è umida ora, come l'umore di Sara. Lui scopre i denti in un sorriso inaspettato.
"Tell me, why do you laugh?"- dice Sara con un lievissimo sorriso
"Because you are a strange girl, strange in senso buono però". Le passa una mano tra i capelli, come le nuvole passano davanti al sole. Il parco è in ombra, il tempo è trascorso altrove non da loro; ora è tornato sul prato per riprenderli, per farli nuovamente invecchiare.
"I have to go now, thanks a lot for this nice moment with you"- e la ragazza si volta rapida.
"Quando ti rivedrò?" le dice dietro, affanato, il ragazzo.
Sara rimane muta fissando le luci rosse del Colosseo e non sa cosa rispondere.
"Wait!".
"Mi dispiace, devo proprio andare ora".

John andando via dà un ultimo sguardo al mondo che li ha visti assieme e promette a voce alta che ne serberà della visione, il ricordo. Ma la musica di Sara è già svanita, il cielo s'è fatto scuro, la luna bussa alla porta, qualcuno passeggia sul cuore, ma nome non ha. Si sente solo un'eco sfacciatamente english, come quella camicia a righe. L'eco lontana dell'acqua delle fontane dei pomeriggi romani e di un accento.


Questo mio scritto è stato rivisitato da un amico scrittore. Grazie E.R.



On air: "Clair de Lune" - Claude Debussy.

Foto di Przemekbrzoskowski.

16 aprile 2008

Nuits.


Già so corteggiare, già so baciare con la lingua, ora devo solo sognare. Queste parole masticate tra i denti salgono fino al naso, risuonando nella stanza. In petto c'è una finestra. Sì, una finestra spalancata, da cui le persone s'affacciano e scrutano e guardano e parlano. A volte, vorrei chiuderla per fare ombra dentro me. Troppo esposta, mi sento. Altre volte, invece, mi diverto nel capire cosa c'è dietro la luce del loro sguardo. Le incomprensioni volano nella notte come pipistrelli maldestri, gelosie senza nomi, senza alcun senso di marcia mi conducono al sonno. Mi dimentico di infilarmi il pigiama e mi addormento col telefono nel palmo della mano, come fosse una conchiglia, da cui ascoltare il rombo del tuo mare dentro. Tu sei lontano, perso in qualche bosco a sognare l'anarchia. Ed io sono qui, a perdermi dietro i tuoi sospiri e le tue lacrime d'emozione. Il cuore è rosso ed è in vetrina. Qualcuno prova a sfiorarlo ma non riesce a raggiungerlo. E' chiuso e protetto da una rete fitta fitta di consapevolezze e paure. Forse, per una volta, devo smetterla di difendermi quando pericolo non ce n'è e lasciare che le libellule mi volino più vicino. Forse.

[Já sei namorar Já sei beijar de língua Agora, só me resta sonhar .. Se você quer a vida em jogo Eu quero é ser feliz ..Eu sou de ninguém Eu sou de todo mundo .. ]

On air: "Jà Sei Namorar" - Tribalistas.

Foto: Elias.

Mad world